Escursioni e itinerari

 
La forra della Valle S. Giovanni  

Terzano (430 m) - Dosso (1280 m)
Questo itinerario è parte di un percorso molto più ampio (complessivamente 21 Km) denominato sentiero dei partigiani, che si snoda ad anello con partenza e arrivo a Terzano o Mazzunno. Partendo da Terzano, si può lasciare l'automobile alla periferia della frazione di S. Giovanni. Si segue la segnaletica (colori rosso, bianco, verde) e si imbocca la comoda e facile mulattiera che si snoda attraverso splendidi castagneti, resi rigogliosi dall'acidità del suolo formatosi sulle poderose coltri di deposito degli antichi ghiacciai. Giunti alla località "Font ai Ris", la mulattiera si fa piuttosto ripida e, superata una dorsale, ci si addentra in una valle piuttosto stretta sovrastata da alte pareti rocciose. Durante la salita è interessante una tappa alla Madonna del Buon cammino. Poco oltre, sulla sinistra, si incontra una curiosa esposizione di attrezzi agricoli che serve da diversivo e, per qualche minuto, distrae dal faticoso impegno della salita. Ripreso il cammino e superati alcuni tornanti appare la chiesetta di S. Giovanni, che dall'alto di un dirupo sovrasta la valle. Più avanti il panorama cambia. Alla presenza consueta dei faggi si frammischiano ora i primi abeti e presto si arriva ad una cappelletta votiva sulla quale sono affrescati una Madonna con Bambino e alcuni Santi protettori.
Si continua fino a un tornante nei pressi del quale è situato un parcheggio. Da qui, lasciata temporaneamente la mulattiera e percorrendo un sentiero, si sale fino alla chiesetta di S. Giovanni (1870) su un panoramico spuntone di roccia. Il luogo è altamente suggestivo e permette la vista di bellissimi scorci sulla sottostante Valle del Dezzo, sulla Corna Trenta Passi, sul Monte Pora e sulla Presolana. Dopo una breve sosta, si risale brevemente lungo una dorsale prativa e si riprende, sulla sinistra, la mulattiera fattasi ora meno ripida, che attraversa un bosco di faggi e pini e che sale verso la località Dosso dove termina. Qui si ricongiunge al sentiero che proviene da Prave.

 

 

 
Rocce e pietraie sopra la località Fornaci  

La via dei pellegrini
Questo itinerario, che è ancora parte del sentiero dei partigiani (Gruppo Sella - Lorenzini), è parte di un millenario collegamento viario di epoca carolingia che dalla Val Cavallina giungeva a Bessimo. Da qui risaliva a Rodino, costeggiava il Lago Moro fino a Capo di Lago, risaliva le Sorline e, scendendo alla contrada Re, giungeva a Mazzunno. Riprendeva poi per Prave e continuando per il Passo del Giovetto, Schilaprio, Passo del Venerocolo, Valle di Belviso, giungeva in Valtellina. La strada, oltre a essere frequentata dai pellegrini, a partire dal XIV secolo, dopo l'istituzione dei giubilei cinquantennali, rivestiva grande importanza poiché univa la Valle di Scalve alla ValleCamonica. Consentiva, infatti, il commercio e soprattutto il trasporto a valle del minerale ferroso proveniente dalle miniere scalvine.
Da Mazzunno si prende la mulattiera pianeggiante indicata col segnavia rosso-bianco-verde. Il percorso permette una passeggiata davvero molto suggestiva in mezzo ai prati terrazzati, ben coltivati e disseminati di baite dalla caratteristica architettura. Superata la Valle di S. Giovanni si arriva alla località "Dazze" dove vale la pena sostare un momento e osservare i campi delimitati dai muretti a secco e i fabbricati rurali talvolta impreziositi da interessanti affreschi, forse a ulteriore controprova dell' importanza della località come luogo di sosta per gli antichi viandanti. Si continua ancora in comoda salita fino alla località "Fornaci" dove esisteva una delle prime fabbriche di laterizi della zona e dove nel 1820 pare si producesse la migliore calce della Vallecamonica, per la quale si utilizzava la pietra calcarea proveniente dai detriti di falda che di staccano dai versanti rocciosi della sovrastante valle. Da qui, attraverso un suggestivo sentiero, è possibile entrare nella Valle del Dezzo e collegarsi alla via Mala in corrispondenza degli impianti idroelettrici. Ora la mulattiera si fa piuttosto ripida ed il suo tracciato tende a coincidere per un tratto con il fondovalle. Sul lato sinistro, ai piedi del versante dirupato, affiorano grossi blocchi di detriti di falda. Alcuni sono ben squadrati perché questa pietra veniva utilizzata come materiale da costruzione. Lasciata la Valle, la mulattiera s'inerpica lungo un versante roccioso e soleggiato coperto da una rada boscaglia di carpini neri, frassini e ornielli. Rapidamente si giunge alla località "Colle" dove s'incontra una cappelletta e dove si può godere uno spettacolare panorama sulla Presolana. Il percorso, pressoché tutto pavimentato a selciato, si fa un po' più comodo e si sviluppa a mezza costa tra boschi di faggi e abeti con qualche tratto un po' ripido con arditi muri di sostegno. Superata la località "Acqua Fredda" e "Fontanelle" si raggiunge finalmente Prave, posta a balconata sulla Valle del Dezzo e situata in mezzo ad una stupenda distesa di prati.

 
S. Bartolomeo di Prave  

Sulle tracce della storia: Sentiero Prave (1153 m) - Guccione (1427 m) - Valsorda (1390 m) - Prave
Prave, piccolo insediamento montano del Comune di Angolo Terme, posto a 1553 metri di altitudine, oltre che dalla mulattiera che sale da Mazzunno, è raggiungibile anche in auto. Seguendo la via Mala, poco prima di Dezzo, sulla destra, s'imbocca la strada per Borno e si prosegue fino all'abitato di Paline. Poco oltre, ancora sulla destra, inizia una comoda carrareccia che porta a Prave. Il piccolo centro è costituito da diverse cascine sparse nei prati, alcune delle quali recentemente ristrutturate. Si prosegue in direzione della chiesetta di S. Bartolomeo, situata all'inizio del crinale che avanza sulla Valle del Dezzo. Pare che l'edificio, che presenta un dipinto nel quale sono raffigurati i Santi Giacomo e Bartolomeo, protettori dei pellegrini, fosse in origine la cappelletta di un ospizio per viandanti e mercanti, essendo posta lungo un'antica via per la Valtellina.
Da qui, in un paesaggio ammantato da faggi secolari, si ha uno splendido colpo d'occhio sulla Corna di San Fermo e sulle sottostanti pendici boschive della Riserva naturale del Giovetto. Superata la chiesetta, la mulattiera inizia a scendere. Poco dopo si prende, sulla sinistra, un sentiero che si sviluppa pianeggiante sotto la "Corna dei Pagà" e contrassegnato dal segnavia rosso-bianco-verde. Si prosegue all'interno di boschi di abeti e faggi, sempre seguendo il segnavia. Superata una cascina nelle cui vicinanze scorre un torrentello, si continua in leggera salita fino alla località "Feit". Più avanti si giunge alla località "Lazer". Ora il sentiero scende gradualmente e dopo aver attraversato alcune dorsali si giunge ad una zona caratterizzata da prati ormai abbandonati e da una modesta dorsale rocciosa appena a monte del sentiero. Qui è collocato un vecchio insediamento agricolo ormai da tempo abbandonato di cui si possono notare i resti dei muri di sostegno dei terrazzamenti. Il fabbricato era stato costituito sotto il riparo di un roccione ai piedi del quale scaturisce una fresca sorgente. Poco dopo si attraversa una valletta ed il sentiero gradualmente riprende a salire fra boschi di abeti e faggi. In località Dosso si raccorda con la mulattiera che sale da San Giovanni. A questo punto si prende a sinistra dove è facile scorgere il sentiero che sale lungo la dorsale. Dopo un centinaio di metri si prosegue in leggera salita e a mezza costa in direzione del Monte Altissimo. Superata una modesta valletta, il percorso si snoda a tornanti fra alcuni canaloni dirupati e presenta suggestivi scorci sulla valle sottostante. Poco dopo si arriva di fronte a malga Guccione (m 1427). Ripresa la mulattiera contrassegnata dal segnavia tricolore si giunge all'ampia conca pascoliva di Prato Lungo. Un cippo ed una lapide sulla baita ricordano il sacrificio di alcuni partigiani uccisi l' 8 dicembre 1943 proprio in questa malga. Superato un piccolo colle si giunge ad una bellissima conca circondata da boschi di abete rosso. Il sentiero, ben segnalato, attraversa un'ampia radura ed un bosco di abeti e larici dove è possibile scorgere alcuni dei numerosi formicai disseminati nel sottobosco. Adesso il sentiero ridiscende verso i pascoli di Val Sorda passando nei pressi di due pozze d'abbeverata. Giunti a quella inferiore, popolata in estate da libellule, sulla destra si imbocca una mulattiera che scendendo lungo la valle tra fitte abetaie, si abbassa rapidamente per poi proseguire a mezza costa lungo il versante destro della valle. Dopo circa cinquecento metri, a quota 1270 m, si abbandona la mulattiera e si scende lungo un sentiero che dopo qualche tornante, superata la valle, si ricongiunge alla mulattiera per Prave. Attraversata una bella abetaia si giunge nella parte più alta dei prati di Prave, nei pressi di una pozza e in pochi minuti di comoda discesa, si raggiunge l'abitato.

 
La "Corna dei Pagà"  

La Corna dei Pagà
La dosale che da S. Bartolomeo di Prave sale al Monte Chigozzo, verso sud, è delimitata da una vasta parete rocciosa: la "Conca dei Pagà", con ogni probabilità un possibile insediamento sotto roccia che potrebbe aver avuto origine millenni di anni or sono, e poi probabilmente frequentato fino ad età storica. Ai piedi della parete, che si sviluppa per una lunghezza di circa 130-150 m, con un'altezza dai 30 ai 50 m, vi è un sentiero parzialmente scavato nella montagna e delimitato da muri a secco costruiti con grossi massi tufacei. Tra il sentiero e la base della roccia si trovano piani rialzati perimetrati da muretti che creano vani di varia misura.
Sulla parete della roccia si può notare uno svariato numero di buche che potrebbero essere servite per innesti o impianto di grossi e piccoli pali, alcuni frammenti dei quali sono visibili ancor oggi ad un'altezza di circa 7 o 8 m dal suolo. Ad aumentare il fascino di questo luogo concorre la presenza di alcune grotte, e tra queste, due di notevole grandezza dove si notano bene gli interventi dell'uomo: gradini scavati nella roccia per accedere al locale, piccole e grandi nicchie per appoggiarvi suppellettili e collocarvi il focolare. Vi è anche un elemento fondamentale per poter sostenere l'importanza di questo luogo singolare: una sorgente d'acqua ai piedi della grande roccia. Il bellissimo panorama della Val di Scalve e della Presolana, e soprattutto l'esposizione soleggiata, fanno ritenere che qui l'uomo preistorico camuno abbia potuto trovare le condizioni ideali per vivere riparato anche durante l'inverno, per cacciare la selvaggina, pascolare gli armenti o coltivare i campi.

 

 

 
Il giglio di S. Giovanni  
 
  La Cincia mora

Un'escursione mediterranea: Bedosco (473 m) - Rodino - Anfurro (670 m)
Poco dopo aver lasciato Angolo in direzione Anfurro, in località Bedosco, si devia a sinistra la strada asfaltata che porta al Lago Moro e contrassegnata dal segnavia CAI n. 480. Castagneti e splendidi prati si susseguono fino alla località Carbunè. Si giunge ad un bivio e si prende la strada di destra. Si tratta di una comoda sterrata che sviluppandosi a mezza costa costituisce un'incomparabile balconata sul lago Moro. Le rocce affioranti lungo le scarpate della strada sono di color rossastro: si tratta di arenarie quarzose e di rocce vulcaniche databili al Paleozoico (oltre 250 milioni di anni fa). La vegetazione è costituita prevalentemente da betulle, pini, ornielli, larici, corpini. Dopo circa 20 minuti si giunge a "Rodino", località ben soleggiata, caratterizzata da cascine con muri di sostegno in sassi rossastri che ben si mimetizzano con le rocce circostanti.
Sulla destra, nei pressi di una fontanella, inizia la mulattiera che sale verso Anfurro, sempre contrassegnata dal segnavia 480. Il tracciato a tornanti presenta tratti di selciato assai spesso delimitato da muretti a secco dai quali, all'inizio dell'estate, spiccano splendide fioriture di valeriana rossa. In queste zone piuttosto impervie, la fatica dell'uomo per strappare alla montagna qualche lembo di terra da coltivare appare davvero immane. Un intrico di muretti e sentieri porta ai vari appezzamenti terrazzati. Nonostante il disagevole accesso, gran parte di questi "ronchi" sono tuttora ben coltivati, così che la mulattiera si snoda tra frutteti, vigneti ed uliveti. Le zone più aride e scoscese sono sovente occupate da boscaglie di latifoglie che ben si adattano alla scarsezza d'acqua e alla povertà del terreno. Spicca qui l'erica arborea facilmente distinguibile per i suoi piccoli fiorellini bianchi. Ormai nei pressi di Anfurro la morfologia del terreno si addolcisce, i terrazzamenti si fanno più ampi e prevalgono le coltivazioni a prato. Il panorama è splendido. Così appare in tutta la sua varietà la bassa e media Vallecamonica solcata dal fiume Oglio. In lontananza si scorgono il gruppo dell'Adamello e il Tredenus; più in basso il triangolo inconfondibile del Pizzo Badile e poi, proprio di fronte, Monte Campione e giù fino alla confluenza dell'Oglio nel lago d'Iseo. Raggiungiamo così Anfurro di Sotto. La strada continua verso la parte superiore della frazione e poi verso Monti e S. Vigilio di Rogno: si tratta di una variante della Statale 294 che poi ridiscenderà in territorio bergamasco ricollegandosi alla Statale 42 del Tonale e della Mendola.

 
Ronchi a Murelli" fioritura di Valeriana rossa  

La via del ferro: Anfurro Inferiore (679 m) - Serenella (960 m)
Questo itinerario inizia al primo tornante che si incontra scendendo da Anfurro e comprende la seconda parte del tracciato segnalato dal CAI con il numero 480. Prima di giungere alla frazione di Anfurro Inferiore, all'altezza del secondo tornante, seguendo la segnaletica Pardi - Padone, s'imbocca una comoda mulattiera abbastanza ombreggiata che, con andamento quasi sempre in quota, si sviluppa su un versante ben soleggiato in direzione NE. La vegetazione dei prati e dei boschi circostanti è ricca di fiori e favorisce, nella stagione propizia, la presenza di molte specie di farfalle, che in estate costituiscono una splendida nota di colore. Dopo circa quaranta minuti di cammino si giunge in località "Pardi" e poco oltre in Val di Sé, dove è possibile notare tracce di lepri e caprioli o avvistare gli scoiattoli sui rami degli abeti. Superato un bivio, da cui parte un sentiero che scende verso l'abitato di Angolo Terme, si entra nella valle del Bassile.
Seguendo per un tratto il sentiero del Belvidì, in circa venti minuti, si giunge alla località Dergna, ottimo punto panoramico sull'abitato di Angolo Terme, sulle frazioni di Mazzunno e Terzano, sulla Valle di S. Giovanni, sulla via Mala col fiume Dezzo. Nei pressi di una cascina, appare in tutta la sua maestosità un grande e secolare castagno che, da solo, merita una sosta. Da qui il sentiero perde gradualmente quota sino alla località Crapa raggiungibile in circa venticinque minuti. Qui è possibile attingere acqua ad una fresca sorgente. Si prosegue poi lungo un sentiero pianeggiante sino a incrociare la mulattiera che da Angolo sale al Colle Vareno che si inerpica un modo accentuato attraverso alcuni tornanti, finché si raggiunge un bivio contrassegnato dalla presenza di una cappelletta. Qui si innesta sulla mulattiera pianeggiante che prosegue verso Padone. L'itinerario che segue, come pure il tratto di mulattiera finora percorso e che scende verso Angolo Terme, coincidono con l'antichissima strada per la Valle di Scalve lungo la quale, fin dall'epoca romana, transitava il minerale di ferro estratto dalle miniere scalvine. Questo veniva smistato ad Angolo per essere portato alle fucine dei vari centri della Vallecamonica.

 
Uno scoiattolo  

Ancora nell' 800 tale attività costituiva una consistente fonte di sussistenza per Angolo e soprattutto per la Valle di Scalve, dato che quasi un terzo del ferro lombardo era estratto, appunto, dalle miniere che qui erano attive. La nostra mulattiera contribuì, quindi, non poco al sistematico scambio commerciale di minerale e merci di vario genere tra la Valle di Scalve e la pianura. La sua importanza durò fino a quando Napoleone allargò e prolungò la cosiddetta "Via del Giogo" attraverso il Passo della Presolana, che intensificò il commercio e il transito di merci dalla Valle di Scalve verso Bergamo. Andò definitivamente in declino con l'apertura della Via Mala. Seguendo la mulattiera contrassegnata con il segnavia n. 480, si arriva su una panoramica dorsale in località Carnino. Ci si trova di fronte a Padone con le sue caratteristiche cascine sovrastante delle balconate calcaree del Salto degli Sposi e dall'imponente massiccio della Presolana. A sinistra si erge il dirupo di Castello Orsetto (m. 1337). Proseguendo attraverso un bel bosco di abeti e faggi, si attraversa la Valle Fada e si arriva in località "Vedestù". Poco sopra, sulla sinistra, si possono vedere i resti dei pilastri della teleferica che, durante la Prima e la Seconda Guerra mondiale, veniva utilizzato per il trasporto del minerale di ferro delle miniere della Manina in Valle di Scalve fino ai forni di Darfo. Proseguendo oltre s'incontra, sulla destra, una cascina risalente al 1788. Più avanti si attraversa la Valle di Padone e la mulattiera coincide per un tratto con il tracciato che dalla Via Mala sale al Salto degli Sposi. Giunti alla località "Padone", caratterizzata da un'ampia e comoda dorsale prativa, la mulattiera diviene più stretta e prosegue pianeggiante in mezzo a boschi di latifoglie. A causa della ripidità dei versanti e del distacco di massi e, in inverno, di valanghe, il transito della merci lungo questo tracciato è sempre stato poco agevole soprattutto nei tempi di massimo utilizzo, quando passavano oltre 100 muli e 50 conduttori in una giornata.

Enormi faggi, sorbi e abeti rossi si incontrano lungo il sentiero o si intravedono nel folto del bosco a testimonianza di questa azione preventiva dell'uomo. Data l'importanza di questo collegamento, sia la vigilanza che le manutenzioni erano affidate a persone stipendiate, i cosiddetti "calcatori", che lavoravano su ambiti territoriali ben definiti. Si perviene così alla "Costa del confine" dopo aver risalito due tornanti. Si tratta di una dorsale rocciosa che si sviluppa in modo più o meno marcato. La "Costa" delimitava gli ambiti di giurisdizione tra Angolo Terme e la Valle di Scalve. Lasciato il confine tra le provincie di Brescia e quella di Bergamo, che coincide anche con il confine della Foresta Demaniale della Valle di Scalve, la mulattiera diviene un po' più larga scendendo lentamente all'interno di un bel bosco di abeti rossi e passando vicino ad alcune aie carbonili.
Si prosegue quindi attraverso bei boschi a prevalenza di latifoglie, tuttora utilizzate per la produzione di legna da ardere. Tra le conifere, degna di attenzione è la presenza del tasso, pianta dalla chioma verde cupo i cui individui femminili si distinguono per la presenza di vivaci frutti, simili a bacche di colo rosso. La meta è ormai vicina, i boschi cominciano a farsi radi e si intravede la strada che sale al Passo della Presolana. Superato un piccolo avvallamento si raggiunge un ampio piazzale e, dopo poco, la strada provinciale dove ha termine l'escursione.

 
Il tasso ai margini della strada  

Via Mala (531m) - Padone (890 m) - Salto degli Sposi (1270m)
Il sentiero inizia pochi metri prima della ex casa cantoniera, situata dopo la prima galleria che si incontra provenendo da Angolo. Il primo tratto si snoda a fianco di un torrentello che in questa parte terminale è ricco d'acqua, ma poco più avanti è solitamente asciutto. Siamo nella valle di Padone. Su entrambi i lati della strada si innalzano pareti scoscese ricoperte da boscaglia (prevalentemente carpino nero e frassino orniello). Prestando attenzione si può individuare, sulla destra, una sorgente carsica che sgorga dalla roccia. Ora la Valle si fa molto angusta e il sentiero diviene un poco ripido passando attraverso una stretta gola caratterizzata da una bella cascatella. Superato questo tratto, la valle tende ad aprirsi. Dopo diversi attraversamenti della valle medesima, il sentiero si porta sul versante sinistro snodandosi in un bosco nel quale l'abete rosso sembra prevalere. Siamo ad un nuovo attraversamento della Valle e si riprende a salire sul versante destro in un bosco di aceri, tigli e frassini.
Questo bosco un tempo era utilizzato per la legna da ardere, ma ora gli alberi sono lasciati invecchiare affinché le piante migliori possano fornire legname da opera. Proseguendo si giunge in prossimità di due baite recentemente ristrutturate, circondate da un prato parzialmente rimboschito con una forte presenza di larici. Si nota un processo abbastanza comune di "ritorno" del bosco in seguito all'abbandono di molti appezzamenti in passato tenuti a prato - pascolo. Giunti al bivio, nel quale si incontra la mulattiera contrassegnata dal segnavia n. 480, si prosegue a destra raggiungendo le cascine e i prati del Dosso di Padone. Superata la Santella di Padone si prosegue lungo una mulattiera pianeggiante fino all'inizio del bosco. A questo punto si imbocca un sentiero a sinistra e si riprende a salire lungo la dorsale, tra prati e castagneti. Da notare, qua e là, qualche sasso rossastro che sporge dal terreno: si tratta degli affioramenti della coltre di detriti abbandonati dagli antichi ghiacciai della Val di Scalve. La loro presenza rende il terreno piuttosto acido, favorendo la crescita di castagni e betulle. La dorsale si fa ora più defilata e il sentiero sale rapidamente a tornanti. Si giunge alla località "Pandusì", un piccolo pianoro dove si trovano i ruderi di alcune baite sovrastate dai grandi basamenti della teleferica Manina - Darfo. Ancora qualche tornate e finalmente il sentiero si fa più comodo passando sotto il dirupo del Salto degli Sposi. Ci si riporta poi sul versante nord e poco dopo si raggiunge la stradina che, sulla sinistra, conduce alla splendida balconata calcarea del Salto degli Sposi. Vasto e di grande interesse il panorama sulle Valli di Angolo, di Scalve e Valle Camonica.

 
Valle di Padone  
 
  Acqua che sgorga dalla viva roccia

La Via Mala
Il torrente Dezzo, che scende dalla Valle di Scalve a monte di Angolo Terme, prima di confluire nel fiume Oglio si apre uno strettissimo passaggio tra pareti rocciose costituite da dolomie e calcari triassici ricchi di fossili, scorrendo in profondità selvagge, e formando suggestive cascate. Questo canyon è percorso dalla strada statale 294 "Via Mala", (così denominata per le analogie con quella più celebre di una vallata svizzera dei Grigioni) ricavata parte in galleria, parte tagliata nella roccia sul lato destro del torrente. Iniziata nel 1861 per volere dei camuni interessati su progetto dell'ing. Fiorini di Darfo, la strada, all'epoca davvero opera grandiosa in relazione alla difficile situazione geologica, venne termina nel 1867. Il tracciato originario, piuttosto esposto e pericoloso per caduta di massi e valanghe, è stato in parte progressivamente dismesso negli ultimi 20 anni a seguito della costruzione di nuovi tronconi di galleria che consentono una migliore e più sicura percorribilità della strada.
La zona è molto ricca di acque e copiosissime sorgenti scaturiscono direttamente dagli strati rocciosi, creando in molti casi concrezioni calcaree (sorgenti pietrificati) che inglobano muschi ed erbe, alcune delle quali appartenenti a specie piuttosto rare. Lungo la valle sono presenti alcune centrali idroelettriche ed i loro impianti costituiscono un singolare motivo di richiamo. D'inverno, nonostante i 700 metri di quota, quando la temperatura si mantiene parecchio tempo sotto zero, nei tratti in cui la strada è scavata nella viva roccia, si formano sui bordi a valle enormi stalattiti di ghiaccio, mentre, sulle pareti del canyon, numerose e spettacolari calate ghiacciate. La forra del Dezzo è oggetto di molteplici attività sportive: canottaggio fluviale, arrampicata su roccia e su ghiaccio, pesca (è campo nazionale di pesca alla trota).